Il 4 giugno 2026 si è chiusa la consultazione pubblica sull’Atto Delegato che accompagna il nuovo Voluntary Standard, il framework destinato alle imprese fuori dal perimetro CSRD — comprese quelle con fino a 1.000 dipendenti — precedentemente noto come VSME. Alla Commissione europea sono arrivate 203 risposte: istituzioni, associazioni di categoria, studi professionali, imprese, accademici. Un corpus di osservazioni che racconta molto più di quanto la sola notizia della chiusura possa comunicare.
Il Voluntary Standard non è più soltanto uno strumento tecnico. È diventato un terreno di confronto attorno a questioni che il mercato non ha ancora risolto: quanto deve essere ambizioso uno standard “volontario”? Chi protegge davvero? E a vantaggio di chi?
La posizione del GRI: semplificazione non significa impoverimento
Tra i contributi pervenuti, il più articolato e strategicamente rilevante è quello del Global Reporting Initiative, sottoscritto congiuntamente dalla CEO Robin Hodess e da Susanne Stormer, Chair del Global Sustainability Standards Board. Il GRI non si limita a osservazioni tecniche: avanza una critica strutturale alla proposta, centrata su quattro aspetti.
Esclusione della doppia materialità. Lo standard proposto tralascia il processo di identificazione e valutazione degli impatti, rischi e opportunità attraverso l’analisi di doppia materialità. Secondo il GRI, questo processo è essenziale per consentire alle imprese di concentrarsi sui temi di sostenibilità davvero rilevanti — non per adempimento, ma per governo strategico. Rimuoverlo significa privare le aziende di uno strumento di orientamento, prima ancora che di rendicontazione.
Ambito di applicazione troppo limitato. Le informative previste sono considerate estremamente ridotte nel loro perimetro, risultando persino meno estese rispetto a quelle originariamente contemplate per le PMI non quotate. Un paradosso, se si considera che il contesto regolatorio generale — dalla CSRD alle aspettative di banche e investitori — richiede livelli crescenti di trasparenza.
Inadeguatezza rispetto alle esigenze degli stakeholder. Il GRI ritiene improbabile che lo standard, nella sua formulazione attuale, sia in grado di soddisfare le esigenze informative degli investitori, degli altri stakeholder e delle imprese lungo la catena di fornitura. L’utilità di uno standard si misura anche sulla sua capacità di rispondere alle domande reali del mercato.
Possibili effetti negativi sulla catena del valore. L’esclusione di numerosi dati sociali e ambientali, attraverso il cosiddetto value chain cap, potrebbe rendere più difficile per le aziende identificare, gestire e rendicontare i rischi presenti nella propria catena del valore. Un effetto che contraddirebbe le finalità stesse dello standard.
La raccomandazione: più allineamento agli ESRS per le imprese di medie dimensioni
Alla luce di queste criticità, il GRI raccomanda di riconsiderare l’architettura e il contenuto degli standard volontari. La proposta è che le imprese medie e grandi che adottano il Voluntary Standard continuino a svolgere una valutazione di doppia materialità e adottino informative maggiormente allineate agli ESRS completi. L’obiettivo dichiarato è promuovere una maggiore armonizzazione internazionale, favorendo così la competitività e la resilienza delle imprese europee — non ridurla.
L’argomento del GRI non è ideologico: è competitivo. Standard più deboli non producono imprese più snelle; producono imprese meno attrezzate per rispondere alle richieste di filiera, di accesso al credito, di rendicontazione verso partner internazionali.
Cosa succede adesso
Con la chiusura della consultazione, la Commissione europea entra nella fase di analisi delle risposte pervenute. L’adozione dell’Atto Delegato — prevista entro il 19 luglio 2026 secondo quanto stabilito dalla Direttiva (UE) 2026/470 (Omnibus I) — terrà conto delle osservazioni ricevute, ma il peso che sarà attribuito alle critiche più sostanziali come quelle del GRI rimane da vedere. Il prossimo confronto tecnico si sposterà in sede EFRAG, dove le discussioni sui dettagli implementativi proseguiranno nelle settimane successive.
Per le imprese, il messaggio concreto è duplice. Da un lato, il quadro del Voluntary Standard si sta ancora definendo: le versioni finali potrebbero differire dalle bozze pubblicate il 6 maggio. Dall’altro, le aspettative del mercato — banche, investitori, grandi committenti — si muovono spesso più rapidamente degli standard formali. Attendere la versione definitiva per iniziare a strutturare la propria rendicontazione ESG significa perdere tempo prezioso.
Il messaggio strategico
La consultazione sul Voluntary Standard ha rivelato una tensione che non si risolverà con l’adozione dell’Atto Delegato: quella tra semplificazione e sostanza. Ridurre gli oneri informativi è legittimo e necessario; ridurre la qualità dell’informazione prodotta rischia di indebolire proprio le imprese che lo standard vorrebbe tutelare.
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Approfondimenti sul Voluntary Standard e sulla risposta del GRI: Global Reporting Initiative | Consultazione Commissione europea – Standard Volontario
