Il 6 maggio 2026 la Commissione europea ha pubblicato le bozze finali di due atti delegati destinati a ridisegnare l’architettura della rendicontazione di sostenibilità nell’Unione Europea: i Revised European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e il nuovo standard volontario per le imprese di minori dimensioni, che sostituisce il precedente VSME. Entrambi i documenti sono aperti alla consultazione pubblica tramite il portale “Have Your Say” fino al 3 giugno 2026. Per le imprese, i professionisti ESG e gli organi di controllo si tratta di una delle occasioni più rilevanti degli ultimi anni per contribuire alla definizione del quadro normativo finale.
Dal pacchetto Omnibus I ai revised ESRS: il filo rosso della semplificazione
I due atti delegati non nascono nel vuoto. Sono la diretta attuazione del pacchetto Omnibus I, entrato in vigore il 18 marzo 2026, che ha ridefinito il perimetro della CSRD e introdotto misure di semplificazione sostanziali per le imprese obbligate. Il mandato politico era chiaro: rendere il reporting ESG meno gravoso senza rinunciare alla qualità e all’utilità delle informazioni prodotte. I revised ESRS traducono questo mandato in scelte tecniche concrete, partendo dal lavoro preparatorio svolto da EFRAG, che aveva già avviato una prima consultazione pubblica nell’estate del 2025.
Meno datapoint, più chiarezza: cosa cambia nei revised ESRS
Il cambiamento quantitativamente più significativo riguarda la riduzione dei dati da rendicontare. Secondo la Commissione, le bozze prevedono una riduzione dei datapoint obbligatori di oltre il 60% e una riduzione dei datapoint complessivi di oltre il 70%, con l’eliminazione completa delle disclosure volontarie. L’effetto atteso è una riduzione dei costi di reporting per singola impresa superiore al 30%. Ma la revisione non è solo un esercizio di sfoltimento: introduce anche precisazioni importanti sul piano qualitativo.
La fair presentation — il principio che governa la rappresentazione fedele delle informazioni ESG — viene ricondotta al report di sostenibilità nel suo insieme, non ai singoli datapoint. Una precisazione che alleggerisce la pressione su ogni singola disclosure e restituisce all’impresa maggiore spazio di giudizio nella costruzione della narrativa complessiva. Sul fronte delle emissioni di gas serra viene introdotta una maggiore flessibilità nel perimetro di reporting, con la possibilità di scegliere tra approccio finanziario e/o operativo. I piani di transizione ricevono attenzione specifica, con chiarimenti in merito all’allineamento (o meno) alla traiettoria di 1,5°C richiesta dall’Accordo di Parigi. Vengono inoltre precisati i casi di omissione informativa coerenti con Omnibus I e i criteri per la quantificazione degli effetti finanziari anticipati legati ai rischi e alle opportunità di sostenibilità.
Lo standard volontario e il “value chain cap”
Accanto ai revised ESRS, la Commissione ha pubblicato la bozza dello standard volontario, concepito per le imprese fuori dal perimetro CSRD — comprese quelle con un numero di dipendenti pari o inferiore a 1.000 — che vogliono o devono rispondere alle richieste informative di clienti, banche, investitori e partner di filiera. Lo standard è costruito sul modello del VSME sviluppato da EFRAG nel 2024 e raccomandato dalla Commissione nel 2025, ma assume ora una valenza più strutturata perché viene formalizzato via atto delegato.
Il cuore della proposta è il cosiddetto value chain cap: le imprese soggette a CSRD non potranno richiedere ai propri partner di filiera con 1.000 dipendenti o meno informazioni ESG che vadano oltre quanto previsto dallo standard volontario, quando tali richieste siano funzionali all’adempimento degli obblighi CSRD. Il principio non esclude la possibilità di richiedere dati aggiuntivi, ma in tal caso l’impresa capofila dovrà indicare esplicitamente che le informazioni eccedono il cap e dovrà informare il partner del suo diritto a rifiutare. È un equilibrio delicato, che mira a contenere il “trickle-down effect” — il trasferimento degli oneri informativi verso le imprese più piccole — senza irrigidire eccessivamente la catena del valore.
Una consultazione che conta
La Commissione non chiede un feedback generico: la consultazione è strutturata attorno a scelte tecniche precise che definiranno la versione finale degli standard. Tra i temi aperti figurano la riduzione dei datapoint, la valutazione di doppia materialità, il perimetro delle disclosure climatiche, la gestione della value chain e l’interoperabilità con gli standard ISSB. Si tratta di un passaggio in cui le evidenze operative portate da imprese, professionisti e associazioni di categoria possono davvero incidere sull’esito del processo normativo.
Una volta chiusa la consultazione il 3 giugno, la Commissione procederà all’adozione dei due atti delegati, che saranno poi trasmessi al Parlamento europeo e al Consiglio per la procedura di non obiezione. Sul piano applicativo, i revised ESRS saranno obbligatori per gli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2027, ma le imprese soggette alla CSRD per l’esercizio 2026 avranno già la facoltà di applicarli anticipatamente.
Il messaggio strategico
La pubblicazione dei revised ESRS e dello standard volontario segna un passaggio di maturità nel percorso europeo di rendicontazione di sostenibilità: meno dati, più qualità, maggiore proporzionalità lungo la catena del valore. Per le imprese, questo non è il momento di abbassare la guardia, ma di aggiornarsi sulle nuove regole, verificare l’allineamento dei processi interni e — se lo ritengono opportuno — contribuire alla consultazione pubblica con evidenze concrete.
Studio COMPETE supporta le organizzazioni in questa fase di transizione, dalla lettura delle bozze normative all’impostazione di processi ESG coerenti con i revised ESRS e con le nuove aspettative del mercato.
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