Il simposio congiunto ospitato a Roma da EFRAG e dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) il 29 maggio 2025, in occasione del 47° Congresso Annuale dell’EAA, ha riunito esperti per discutere i futuri standard di rendicontazione della sostenibilità per le Piccole e Medie Imprese (PMI).
Saskia Slomp (CEO di EFRAG) ha aperto i lavori, seguiti dall’introduzione di Chiara Del Prete (Presidente del TEG di EFRAG) sullo Standard Volontario di Reporting sulla Sostenibilità (VSME Standard).
Obiettivi e Struttura dello Standard VSME
Lo sviluppo dello Standard VSME è stato guidato interamente dalla domanda del mercato, con l’obiettivo di fornire un modello per la raccolta di dati standardizzati. Questo standard è inteso come un template per la comunicazione business-to-business per le aziende con meno di 250 dipendenti (escluse dal campo di applicazione della CSRD).
I requisiti del VSME sono stati sviluppati per essere proporzionali alle caratteristiche fondamentali delle micro, piccole e medie imprese. Lo Standard, finalizzato nel dicembre 2024 dopo consultazione e field-test, non richiede una valutazione della doppia materialità.
Il VSME è composto da due moduli:
- Modulo Base: Livello di ingresso per le microimprese, che rappresenta il requisito minimo.
- Modulo Comprensivo: Fornisce informazioni aggiuntive per le piccole e medie imprese.
Applicando il Modulo Base, le PMI devono fornire un numero limitato di informazioni (circa 20 disclosure, pari a circa 90 punti dati) rispetto agli standard ESRS. Il Modulo Base semplifica la rendicontazione, richiedendo semplici dichiarazioni positive o negative (ad esempio, ‘sì’ o ‘no’ sull’esistenza di una politica sulla forza lavoro), poiché le narrazioni dettagliate sono spesso difficili per le PMI.
Per incoraggiare l’adozione volontaria, EFRAG ha riconosciuto la necessità di incentivi chiari e supporto. EFRAG ha fornito un Modello Digitale VSME gratuito, una tassonomia XBRL e sta elaborando ulteriori linee guida ed esempi illustrativi.
Il Reporting come Strumento Strategico
Il panel, moderato da Araceli Mora, ha esplorato come il reporting possa diventare uno strumento strategico anziché un mero esercizio di compliance.
Secondo Alexander Stevens (Greenomy), i principali incentivi per la preparazione volontaria includono:
- Accesso al finanziamento: Potrebbe abbassare i costi di finanziamento, dato che le istituzioni finanziarie richiederanno comunque i dati.
- Miglioramento delle performance: La raccolta di dati aiuta le aziende a identificare aree di miglioramento, come il consumo di acqua o elettricità.
- Riduzione dei costi di approvvigionamento: Uno standard uniformato permette alle aziende di distribuire lo stesso set di informazioni a diversi partner commerciali, riducendo i costi amministrativi.
Katharina Bryan (Amazon) ha aggiunto che il reporting volontario prepara le entità a futuri requisiti mandatori e supporta l’integrazione della sostenibilità nel business.
Prontezza delle PMI e Ruolo della Standardizzazione
Sophia Zakari (SMEunited) ha evidenziato che la maggior parte delle PMI europee, specialmente le microimprese, non sono pronte per la rendicontazione formale. Sebbene molte abbiano adottato un comportamento ESG in modo informale, la sfida è connettere le azioni svolte ai requisiti di reporting. Le PMI spesso considerano la rendicontazione un costo, dovendo ricorrere a consulenti esterni.
Elbano de Nuccio (Presidente CNDCEC) ha sottolineato che i commercialisti possono aiutare attivamente le PMI, in quanto il reporting di sostenibilità è un processo che inizia con la raccolta di informazioni e serve come strumento strategico per gestire rischi e opportunità e valutare la continuità aziendale.
Un punto critico è emerso sul ruolo del VSME nella riduzione dell’onere amministrativo. Sophia Zakari ha affermato che lo Standard VSME sarà considerato utile solo se diventerà uno standard unico accettato da tutti, incluse le banche. Se banche e altre parti continuano a richiedere informazioni aggiuntive o diverse, il VSME è percepito come un “rapporto aggiuntivo”.
Angela Tanno (Associazione Bancaria Italiana) ha accolto con favore lo Standard, poiché le banche italiane chiedevano da tempo uno standard europeo unico. Le banche stanno confrontando i loro questionari interni con il VSME, ma attendono un segnale finale dalla Commissione Europea prima di aggiornare le procedure interne, data l’elevata costo dell’operazione.
Barriere e Soluzioni
Michele Pizzo (Presidente OIC) ha espresso preoccupazione per l’assenza di un quadro di riferimento consolidato per il reporting di sostenibilità (a differenza della contabilità), che rischia di portare a soluzioni irrazionali. Pizzo ha insistito che, affinché le PMI italiane non debbano fornire informazioni diverse a banche diverse, le stesse informazioni debbano essere fornite a tutti.
Alexander Stevens ha ribadito che rendere lo Standard VSME l’unico standard da applicare è fondamentale per una diffusa adozione. Ha anche evidenziato la necessità di una completa digitalizzazione e di un sistema di benchmarkingattraverso un’unica banca dati europea.
Angela Tanno ha suggerito che, nell’attesa dell’European Single Access Point (ESAP), la creazione di repository nazionali dove i dati di sostenibilità possano essere depositati aiuterebbe le istituzioni finanziarie a reperire i dati senza dover emettere questionari alle entità.
In conclusione, i messaggi chiave hanno richiesto di concentrarsi sulle azioni di sostenibilità piuttosto che sulla mera rendicontazione, semplificando il processo e riducendo la complessità. L’efficacia dello Standard VSME dipenderà dalla sua capacità di garantire una reale standardizzazione e dall’evitare che gli stakeholder richiedano oneri amministrativi aggiuntivi e divergenti.
Vai al Rapporto EFRAG/OIC:
