ESG e bilancio: per l’OIC prima i criteri di misurazione, poi gli obblighi di connettività

Il collegamento tra rendicontazione finanziaria e rendicontazione di sostenibilità è uno dei temi più complessi che il sistema della reportistica aziendale sta affrontando. EFRAG ha aperto il confronto a dicembre 2025 con la pubblicazione del Discussion Paper “Connectivity of Financial and Sustainability Reporting”, in consultazione fino al 30 giugno 2026. Tra le risposte arrivate nelle ultime ore c’è quella dell’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), che il 25 giugno 2026 ha trasmesso la propria lettera di commento con una posizione chiara: gli obblighi di rendicontazione degli effetti finanziari attesi dei fattori ESG non dovrebbero entrare in vigore prima che EFRAG e la Fondazione IFRS abbiano sviluppato criteri di misurazione comuni e sufficientemente affidabili.

Prima i criteri, poi gli obblighi

L’OIC riconosce il valore del lavoro svolto da EFRAG e l’importanza strategica della connettività tra bilancio e report di sostenibilità. Ma pone una condizione preliminare: perché quella connessione sia utile e credibile, occorrono metodologie condivise. Il collegamento tra gli impatti attesi dei rischi e delle opportunità ESG e i valori espressi in bilancio è un’operazione che, allo stato attuale, sconta l’assenza di standard di misurazione consolidati. Le informazioni prodotte senza queste basi risultano caratterizzate da elevata incertezza e limitata affidabilità, con il rischio concreto di generare dati più fuorvianti che informativi.

La proposta dell’OIC è quindi di rinviare qualsiasi obbligo informativo su questo fronte fino a quando EFRAG e la Fondazione IFRS non avranno messo a punto criteri condivisi. Solo a quel punto, secondo l’organismo, potrà essere sviluppata anche la connessione tra tali informazioni e il bilancio.

Ampliare la base empirica prima di modificare gli standard

L’OIC solleva anche un punto metodologico sul campione analizzato da EFRAG nella preparazione del Discussion Paper: i dati si basano prevalentemente sui bilanci 2023-2024, cioè sui primi esercizi di applicazione degli ESRS. Per l’OIC questo campione è ancora troppo limitato per fondare modifiche strutturali agli standard. La proposta è di ampliare il periodo di osservazione, includendo le future esperienze applicative e una gamma più ampia di tematiche di sostenibilità, in modo da costruire evidenze più solide prima di intervenire.

È una posizione che riflette un principio di prudenza metodologica: modificare le regole sulla base di dati ancora immaturi rischia di produrre soluzioni calibrate su comportamenti di prima applicazione, non su pratiche consolidate.

Una posizione condivisa dal mercato

La lettera dell’OIC non è isolata. Già il 3 giugno 2026, nella risposta alla consultazione della Commissione europea sui revised ESRS e sullo standard volontario, l’OIC aveva chiesto di rinviare gli obblighi sugli effetti finanziari attesi fino alla definizione di metodologie condivise. Una posizione analoga era stata espressa da Assonime il 2 giugno 2026, che nella propria risposta alla consultazione ESRS aveva chiesto di rendere volontaria, o comunque di rinviare, l’informativa sugli effetti finanziari attesi, fino a quando EFRAG e l’ISSB non avranno sviluppato una metodologia operativa comune.

Il segnale che emerge è quello di un sistema che non si oppone alla connettività come obiettivo, ma chiede che venga costruita su basi tecniche adeguate, e non imposta prima che quegli strumenti siano disponibili.

Le note al bilancio: più precisione, non più volume

L’OIC affronta anche il tema delle note al bilancio, che è uno dei punti centrali del Discussion Paper di EFRAG. La posizione è netta: una maggiore connessione tra rendicontazione finanziaria e di sostenibilità non dovrebbe tradursi automaticamente in un ampliamento delle informazioni da inserire nel bilancio. L’organismo invita l’International Accounting Standards Board (IASB) a definire con maggiore precisione quali informazioni debbano trovare spazio nelle note, riservando ai valori finanziari supportati da evidenze oggettive il peso che meritano, mentre le informazioni di natura più previsionale e soggettiva dovrebbero continuare a trovare collocazione nella relazione sulla gestione.

È una distinzione che ha implicazioni pratiche rilevanti per le imprese: separare ciò che è misurabile e verificabile da ciò che è prospettico e valutativo è fondamentale per mantenere la qualità e l’utilità del bilancio come documento.

Cosa significa per le imprese

Per le imprese che stanno costruendo i propri sistemi di rendicontazione ESG, la posizione dell’OIC offre un elemento di chiarezza: le informazioni sugli effetti finanziari attesi dei fattori ESG restano un terreno ancora in evoluzione, sul quale non esistono né metodologie affidabili né obblighi definitivi. Investire oggi in sistemi rigidi per produrre questa tipologia di dati rischia di anticipare soluzioni che la normativa non ha ancora consolidato.

Il messaggio di fondo è che la connettività tra bilancio e sostenibilità è un obiettivo condiviso, ma che la strada per arrivarci passa necessariamente per la costruzione di strumenti di misurazione adeguati. Prima gli strumenti, poi gli obblighi.

Studio COMPETE supporta le imprese nella comprensione del quadro normativo ESG in evoluzione e nella costruzione di percorsi di rendicontazione solidi, coerenti con le aspettative degli standard setter e del mercato finanziario.

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