A maggio 2026 la Banca Centrale Europea ha pubblicato due documenti che, insieme, restituiscono la fotografia più aggiornata di come il sistema bancario europeo stia imparando a misurare i rischi legati al clima e alla natura: il compendio Good practices for climate and nature risk management, che raccoglie l’esperienza di oltre 60 intermediari vigilati nel quinquennio 2020-2025, e un secondo rapporto dedicato all’integrazione di questi rischi negli stress test. Pubblicati a poche settimane dall’entrata in vigore, l’11 gennaio 2026, delle Linee guida dell’Autorità bancaria europea sulla gestione dei rischi ESG (EBA/GL/2025/01), i due testi si completano a vicenda: da un lato regole vincolanti, dall’altro esempi di come tradurle in pratica operativa.
Cinque anni di vigilanza, in un compendio
Il documento della BCE non nasce dal nulla. È l’approdo di un percorso avviato nel 2020 con la Guide on climate-related and environmental risks, proseguito nel 2021 con l’autovalutazione richiesta agli enti significativi e nel 2022 con una thematic review che aveva fissato la fine del 2024 come termine per l’allineamento alle aspettative di vigilanza. Il nuovo compendio non introduce nuovi obblighi né modifica il quadro normativo: si limita — è la stessa BCE a chiarirlo — a raccogliere esempi applicativi tratti dall’esperienza concreta degli intermediari, in una logica di soft law che orienta senza vincolare, nel rispetto del principio di proporzionalità.
I numeri restituiscono comunque la misura del cambiamento avvenuto. Nel 2022 solo il 3% delle banche vigilate disponeva di pratiche avanzate di gestione dei rischi climatici, contro un 25% privo di qualsiasi presidio; alla fine del 2024 le proporzioni si sono ribaltate, con il 56% degli enti dotato di pratiche avanzate almeno per alcune esposizioni e appena il 5% ancora sprovvisto di presidi. È il segnale di una maturazione rapida, che il compendio attribuisce in larga parte alla progressiva integrazione dei fattori climatici nei processi ordinari di concessione del credito, monitoraggio dei portafogli, ICAAP, stress testing e pianificazione del capitale, con un’attenzione crescente alle metodologie forward-looking capaci di anticipare gli effetti dei rischi fisici e di transizione su orizzonti temporali lunghi.
Il capitolo nuovo: i rischi nature-related
L’elemento più innovativo del compendio 2026 è lo spazio dedicato ai rischi nature-related, ai quali la BCE riserva per la prima volta un capitolo organico: valutazione della materialità, governance e risk appetite, due diligence e classificazione del rischio, mitigazione, adeguatezza patrimoniale. Se il dibattito degli anni scorsi si era concentrato quasi esclusivamente sul clima, il nuovo documento allarga il perimetro a perdita di biodiversità, degrado degli ecosistemi e scarsità delle risorse naturali, pur riconoscendo che si tratta di un ambito ancora immaturo sotto il profilo metodologico: mancano dati strutturati, metriche condivise e modelli quantitativi affidabili. Tra le pratiche più avanzate osservate dalla BCE figurano l’uso di indicatori come le potentially disappeared species elaborati secondo l’approccio della Partnership for Biodiversity Accounting Financials e il ricorso a strumenti come l’Ecosystem Services Valuation Database per stimare l’impatto finanziario del degrado dei servizi ecosistemici: strumenti ancora sperimentali, ma indicativi della direzione in cui si muove la vigilanza.
Le Linee guida EBA: dal principio all’obbligo
Se il compendio BCE mostra come le banche più avanzate si stiano organizzando, le Linee guida EBA/GL/2025/01 stabiliscono cosa tutte le banche sono ora tenute a fare. Applicabili dall’11 gennaio 2026 agli enti diversi da quelli piccoli e non complessi (dall’11 gennaio 2027 anche a questi ultimi), le Linee guida — emanate in attuazione degli articoli 87 bis e 74 della Capital Requirements Directive (CRD6) — impongono una valutazione periodica della rilevanza dei rischi ESG, da aggiornare almeno una volta l’anno, che tenga conto sia dei fattori climatici sia del degrado della natura, su un orizzonte di lungo termine di almeno dieci anni. Su questa base gli enti devono sviluppare metodologie di misurazione basate sull’esposizione, sul settore e sul portafoglio, integrare i rischi ESG nella propensione al rischio, nell’ICAAP e nell’ILAAP, e predisporre — ai sensi dell’articolo 76 della CRD — piani di transizione con obiettivi, traguardi intermedi e metriche di monitoraggio su orizzonti di breve, medio e lungo periodo. È lo stesso impianto — governance, strategia, gestione dei rischi, pianificazione — che il compendio BCE osserva già applicato, con gradi di maturità diversi, presso i maggiori intermediari europei.
Perché riguarda anche le imprese clienti delle banche
Per le imprese, comprese le PMI fuori dal perimetro della rendicontazione di sostenibilità obbligatoria, l’effetto pratico di questa convergenza tra soft law e regolamentazione vincolante è diretto: le banche sono tenute a raccogliere sempre più informazioni ambientali sulle proprie controparti — ubicazione geografica degli attivi, vulnerabilità ai rischi fisici, dipendenza dai combustibili fossili, piani di transizione — per alimentare rating interni, ICAAP e propensione al rischio (Approfondimento COMPETE: Finanziabilità e ESG: nel 2026 le banche chiedono anche il bilancio di sostenibilità). Un’impresa capace di documentare la propria esposizione a questi fattori, anche in assenza di un obbligo di rendicontazione, offre alla banca elementi utili a una valutazione più favorevole del proprio profilo di rischio.
Il messaggio strategico
Il compendio BCE segna un cambio di fase nella vigilanza bancaria europea sui rischi ambientali: dopo anni spesi a sensibilizzare il settore sulla rilevanza dei rischi climatici, l’attenzione si sposta ora sulla qualità della loro concreta implementazione, mentre il perimetro si allarga rapidamente dal clima alla natura. Per le banche significa continuare a raffinare modelli e dati anche oltre il rispetto formale delle Linee guida EBA; per le imprese clienti, significa che la qualità e la tracciabilità dei propri dati ambientali diventano, sempre più, un elemento che incide sul dialogo con il sistema creditizio. Studio COMPETE affianca banche e imprese nella lettura del quadro prudenziale ESG e nella costruzione di sistemi di reporting dei rischi climatici e ambientali coerenti con le aspettative di vigilanza.
Vai al compendio della BCE, Good practices for climate and nature risk management:
