Decreto legislativo contro i Green Claims: l’ECGT (Environmental Claims Guarantee Tool) approvato dal Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 5 novembre 2025, ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo che recepisce nel nostro ordinamento la Direttiva UE 2024/825, nota come Direttiva Green Claims. Questa normativa europea, adottata il 28 febbraio 2024, mirata a contrastare il fenomeno del greenwashing, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 6 marzo 2024 ed è in vigore dal 26 marzo 2024. Gli Stati membri devono recepirla entro il 27 marzo 2026.

Contesto e obiettivi della Direttiva UE 2024/825

La direttiva modifica la Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali e la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei consumatori nel contesto della transizione verde. Il principale focus è il contrasto alle affermazioni ambientali ingannevoli, i cosiddetti greenclaims, e al fenomeno del greenwashing, ovvero dichiarazioni non verificate o fuorvianti che inducono in errore i consumatori sulle reali caratteristiche ambientali di prodotti e servizi.

Con questa normativa si punta a rendere le dichiarazioni ambientali più trasparenti, verificabili, comparabili e affidabili. Saranno così favoriti consumatori più consapevoli e una concorrenza tra prodotti realmente sostenibili, con una comunicazione ambientale rigorosa.

Principali novità del decreto legislativo italiano

– Lotterà contro il greenwashing: Il decreto aggiorna il Codice del Consumo ampliando l’elenco delle pratiche commerciali scorrette vietate, includendo affermazioni ambientali generiche, ambigue o non supportate da evidenze, come “a impatto zero” o “neutro per il clima”, considerate sanzionabili.

– Etichetta armonizzata sulla durabilità: Viene introdotto un sistema di etichettatura unico volto a indicare la durabilità, riparabilità e riciclabilità dei prodotti. Ciò offrirà ai consumatori strumenti chiari e immediati per valutare la sostenibilità dei beni, promuovendo anche la lotta contro l’obsolescenza programmata.

– Obblighi di trasparenza per le imprese: Le aziende dovranno fornire dati verificabili e metodologie riconosciute per supportare le affermazioni ambientali, garantendo informazioni chiare, pertinenti e comparabili. Le comunicazioni online e nei contratti devono essere trasparenti, con avvisi armonizzati sulla garanzia legale.

– Ruolo di vigilanza dell’AGCM: L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato avrà il compito di controllare le pratiche commerciali, con poteri sanzionatori forti che includono multe da 5.000 euro fino a 10 milioni, e in casi gravi la sospensione dell’attività d’impresa. L’AGCM ha già avviato controlli nel 2025 contro il greenwashing e continuerà a monitorare il mercato.

Impatti attesi e valore per il Made in Italy sostenibile

Con questo decreto l’Italia si allinea alla strategia europea per una economia più circolare e trasparente, difendendo il valore del Made in Italy sostenibile. Proteggere i consumatori da informazioni fuorvianti e tutelare le imprese virtuose è un passo fondamentale per incentivare investimenti nella durabilità dei prodotti e nella responsabilità ambientale.

La comunicazione ambientale diventa così un elemento di competitività, dove la trasparenza premia chi produce in modo sostenibile e penalizza il greenwashing, che altera la leale concorrenza sul mercato.

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Questo nuovo quadro normativo impone dunque alle imprese italiane di adeguarsi entro il 27 marzo 2026, preparandosi a implementare procedure interne rigorose di verifica e comunicazione delle proprie affermazioni ambientali, in un’ottica di tutela del consumatore e di sviluppo sostenibile a lungo termine.

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