La Tassonomia Sociale non è compliance: è il fondamento della governance che genera valore

La Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti ha emesso il 27 gennaio 2026 il documento “Social Taxonomy e Fattore ‘G’” come primo Quaderno di Economia Aziendale della Commissione “Governance e finanza” in area sostenibilità. Dall’analisi del documento emerge che la tassonomia sociale rappresenta il punto di rottura definitivo con il modello di governance aziendale fondato sulla sola massimizzazione del profitto. Non è una spinta moralistica, bensì un’evoluzione strategica inevitabile.

Il quaderno tratta la relazione tra tassonomia sociale e governance aziendale sotto due prospettive complementari: da un lato, propone riflessioni su come la tassonomia sociale possa costituire un elemento di supporto al cambiamento positivo della governance aziendale e dei processi che ne determinano il funzionamento; dall’altro analizza come la struttura della governance, attraverso meccanismi e strumenti partecipativi e democratici, possa rappresentare un fattore per volgere verso gli obiettivi di una tassonomia sociale nell’ambito della codificazione delle attività e degli investimenti aziendali in un sistema coerente di classificazione “ESG”. Questo lavoro costituisce un approfondimento di temi relativi al rapporto tra governance, finanza aziendale e sostenibilità ed è pensato per svolgere una funzione di complemento rispetto agli argomenti trattati nel documento CNDCEC “Sostenibilità, governance e finanza dell’impresa” pubblicato ad aprile 2025.

Un cambio di paradigma

L’Omnibus simplification Package ha apportato semplificazioni necessarie, ma molte aziende continuano a interpretare la sostenibilità come costo amministrativo. In realtà, il quadro normativo europeo – dalla CSRD ai nuovi ESRS e VSME – spinge verso una trasformazione profonda. La valorizzazione dei fattori ambientali (E) e sociali (S) non può prescindere da un impianto di governance (G) solido: non accessorio, ma architettura strutturale dell’organizzazione.

La tassonomia sociale: linguaggio normativo per il valore umano

Mentre la tassonomia ambientale si fonda sulla scienza, quella sociale si ancora a convenzioni internazionali quali la Dichiarazione universale dei diritti umani ed i Principi guida delle Nazioni unite, gli SDG. La Platform on Sustainable Finance ha articolato tre macro-obiettivi:

  1. Lavoro dignitoso (inclusa la supply chain): creazione di posti di lavoro, protezione sociale, diritti sul lavoro e dialogo sociale.
  2. Standard di vita adeguati e benessere: salute e sicurezza dei consumatori, accesso a diritti economici fondamentali, protezione della privacy.
  3. Comunità inclusive: diritti umani, protezione dei gruppi vulnerabili, infrastrutture economiche di base.

La governance come motore

Qui risiede la vera innovazione. La tassonomia sociale non realizza senza una governance che la implementi attivamente. Il Consiglio di amministrazione deve possedere un mix eterogeneo di competenze, capace di leggere trasversalmente le implicazioni ESG. Significa: integrare ESG KPI nei sistemi retributivi, definire chiaramente responsabilità per i rischi sociali, adottare standard elevati di trasparenza secondo l’ESRS G1.

Governance partecipativa: fondamento di credibilità

Una governance democratica fornisce il motore della tassonomia: garantisce che i criteri sociali non restino sulla carta. La Legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori rappresenta la prima concretizzazione legislativa di questo paradigma. Trasforma il lavoratore da esecutore a partner strategico, migliorando la qualità e credibilità dell’informativa verso investitori e mercato.

La S come concetto profondo

Un avvertimento critico emerge dal documento: la tassonomia sociale rischia di restare codificazione formale se non accompagnata da riflessione più ampia sul significato di “socialità”. La S oggi copre principalmente diritti contrattuali, discriminazione, condizioni di lavoro. Ma la socialità umana è vastamente più ampia: comprende accesso alle opportunità per i più vulnerabili, partecipazione consapevole alle scelte collettive.

Conclusione

La tassonomia sociale invita le imprese a smettere di rincorrere il profitto a breve termine per abbracciare un valore aziendale esteso, che includa tutti i fattori umani e produttivi con cui interagisce. Solo attraverso una governance trasparente, partecipativa e rigorosamente implementata, la “S” di ESG si trasforma da concetto astratto in vantaggio competitivo tangibile.

Non è una scelta morale. È una scelta strategica.

Vai al documento CNDCEC:

https://www.fondazionenazionalecommercialisti.it/node/1873

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