ESG 2026–2036: cosa cambia con la Direttiva UE 2026/470 (Omnibus I)

La Direttiva (UE) 2026/470 – la cosiddetta Omnibus I – è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 26 febbraio 2026, con entrata in vigore dal 18 marzo 2026.
Interviene in profondità su CSRD e CSDDD: riduce il perimetro delle imprese obbligate, rivede gli standard ESRS e introduce il concetto di “impresa protetta”, ridefinendo il calendario ESG europeo fino al 2036.

Chi resta davvero dentro CSRD e CSDDD

La novità più immediata riguarda le soglie dimensionali: l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità individuale scatta solo per imprese che superano contemporaneamente 450 milioni di euro di ricavi netti e 1.000 dipendenti medi; le imprese sotto soglia escono dal perimetro, incluse molte quotate.
Per i gruppi extra‑UE, la soglia di 450 milioni di ricavi si applica ai soli ricavi generati nel mercato unico, in nome di una parità di trattamento tra operatori europei e non europei.

Sul fronte due diligence (CSDDD), la Direttiva restringe ulteriormente il campo: 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di ricavi mondiali, con soglie dedicate per franchising e sistemi in licenza a 75 milioni (diritti) e 275 milioni (fatturato di rete).
Tutte le imprese sopra soglia applicheranno la CSDDD dal 26 luglio 2029, con un’unica data di avvio invece delle precedenti ondate progressive.

“Imprese protette”, ESRS revisionati e diritti informativi nella filiera

La Direttiva introduce il concetto di “impresa protetta”: sono tali le imprese con meno di 1.000 dipendenti inserite nella catena del valore di aziende soggette agli obblighi ESG.
Queste imprese hanno un diritto legale a rifiutare richieste di dati che vadano oltre i futuri standard volontari per PMI (VSME); le capogruppo dovranno informare esplicitamente i propri fornitori di questo diritto.

In parallelo, viene prevista una clausola di omissione per informazioni la cui divulgazione arrecherebbe grave pregiudizio commerciale o rivelerebbe segreti industriali.
Entro sei mesi dall’entrata in vigore – quindi entro settembre 2026 – la Commissione dovrà adottare un atto delegato per rivedere sostanzialmente gli ESRS, con l’obiettivo di eliminare disclosure ritenute meno rilevanti e di privilegiare dati quantitativi.

Prima “wave” 2026–2027: incertezza tra VSME, ESRS e recepimento nazionale

Il biennio 2026–2027 è la fase più instabile del nuovo calendario ESG.
I principi VSME per le PMI sono già stati adottati dalla Commissione europea con la Raccomandazione del 30 luglio 2025 (C(2025) 4984 final), ma entro il 19 luglio 2026 la Direttiva Omnibus I impone un atto delegato che formalizzerà lo standard volontario “cap di filiera” per le imprese protette (<1.000 dipendenti). Fino a quella data le grandi imprese sapranno di non poter chiedere ai fornitori protetti più di quanto previsto dai VSME, ma senza conoscere ancora il contenuto definitivo dell’atto delegato.

Nel frattempo, entro sei mesi dall’entrata in vigore, dovranno essere adottati gli ESRS revisionati, con il rischio concreto di rendere parzialmente obsoleti progetti già avviati sulla versione originaria degli standard.
Entro il 1° luglio 2027 verranno adottati gli standard di limited assurance per i report di sostenibilità, mentre entro il 19 marzo 2027 gli Stati membri dovranno recepire le modifiche CSRD nei propri ordinamenti, mantenendo fino ad allora una doppia incertezza su standard e decreti nazionali.

Seconda “wave” 2028–2031: enforcement, sanzioni e primo bilancio europeo

Tra il 2028 e il 2031 il quadro normativo entra a regime: la CSDDD viene recepita a livello nazionale entro luglio 2028, con sanzioni fino al 3% del fatturato e differenze tra Stati che possono creare asimmetrie competitive per le PMI coinvolte in filiere transnazionali.
Dal 26 luglio 2029 termina il periodo di grazia: tutte le imprese sopra soglia dovranno fornire dati ESG completi sulla catena di fornitura, con il rischio di sostituzione contrattuale per i fornitori non allineati.

Entro il 30 aprile 2029 la Commissione pubblicherà la prima valutazione sull’efficacia della Direttiva, verificando se l’esclusione delle imprese sotto i 450 milioni di euro abbia creato lacune informative e valutando una possibile ri‑estensione degli obblighi dal 2031–2032.
Dal 1° gennaio 2031 le dichiarazioni annuali di due diligence confluiranno nell’ESAP, rendendo i dati ESG pubblici e comparabili e con impatti diretti sul costo del capitale per imprese con filiere poco trasparenti.

La seconda wave si chiude nel 2031 con nuove relazioni della Commissione su soglie CSRD e possibili obblighi settoriali per comparti ad alto rischio, aprendo alla prospettiva che, dal 2032–2033, anche molte PMI di settori critici possano rientrare in obblighi di due diligence.

Terza “wave” 2032–2036: soglie dinamiche e rischio greenwashing

La terza fase introduce due meccanismi strutturali che superano la logica delle sole scadenze.
Da un lato, il riesame quinquennale delle soglie dimensionali (fatturato e dipendenti) allineato all’inflazione, che può far entrare progressivamente nel perimetro imprese oggi escluse, con costi maggiori per chi non ha pianificato per tempo.

Dall’altro, la maturazione dell’enforcement: tra il 2028 e il 2033 le autorità e la giurisprudenza consolideranno prassi su greenwashing e due diligence, abbassando la tolleranza verso comunicazioni ESG non supportate da evidenze robuste.
Dal 2033 affermazioni considerate accettabili oggi potrebbero essere qualificate come greenwashing, con rischi reputazionali e sanzionatori amplificati.

Studio COMPETE supporta imprese e professionisti nella lettura operativa del calendario ESG 2026–2036 delineato dalla Direttiva UE 2026/470, dal mapping di perimetro e soglie fino alla progettazione di sistemi di raccolta dati e policy di filiera proporzionate.
Per PMI e gruppi che vogliono trasformare questa “semplificazione selettiva” in un vantaggio competitivo, il momento per pianificare è ora, non alla vigilia delle scadenze.

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