IRS n. 20 – Ritorno al passato per la rendicontazione di sostenibilità nelle PMI – Nuovamente da Obbligo a Compliance Strategica

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) ha pubblicato l’“Informativa Reporting di Sostenibilità (IRS) n. 20 – Ritorno al passato per la rendicontazione di sostenibilità nelle PMI: nuovamente da obbligo a compliance strategica”.

L’idea di fondo è semplice: leggere gli effetti del Pacchetto Omnibus I su CSRD e CSDDD e, allo stesso tempo, ricordare che la sostenibilità non è solo un adempimento, ma una leva di competitività e governo dell’impresa.

L’IRS 20 vuole quindi:  

– mostrare come il perimetro degli obblighi di rendicontazione si sia ristretto, escludendo di fatto la gran parte delle PMI;

– mettere al centro il nuovo standard volontario ESRS VSME come strumento operativo per le PMI non quotate;

– evidenziare i rischi di arretramento sugli obiettivi ESG legati a deregolamentazione e rinvii;

– rilanciare la rendicontazione come **compliance** strategica, utile per decisioni, resilienza e posizionamento competitivo.

1. Un quadro normativo “stop and go”

In meno di tre anni il quadro europeo è passato da una trasparenza limitata (NFRD) a una CSRD ambiziosa, per poi frenare con l’Omnibus I verso una semplificazione e un rinvio generalizzato. Questa sequenza serrata di norme e correzioni di rotta ha generato, secondo il CNDCEC, frustrazione e confusione nelle imprese e nei professionisti.

La CSRD, in vigore dal 2023, nasceva per estendere gradualmente il reporting di sostenibilità, usando doppia materialità e due diligence come architravi di un nuovo modo di misurare performance e rischi. Con l’Omnibus I, questo disegno viene ristretto e rallentato, e l’IRS 20 prova a spiegare alle PMI cosa significa, al di là dei titoli.

2. Dalla NFRD alla CSRD: l’estensione mancata

Il documento ripercorre il passaggio dalla NFRD del 2014, che coinvolgeva solo grandi enti di interesse pubblico, alla CSRD del 2022, molto più ampia. La CSRD introduce gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) di EFRAG: 12 standard iniziali che coprono temi trasversali e i tre pilastri ambiente, sociale e governance.

La roadmap originaria prevedeva quattro ondate, dalle grandi imprese già soggette alla NFRD fino alle PMI quotate e alle imprese extra-UE che operano nell’Unione oltre certe soglie. L’intenzione, sottolinea il CNDCEC, era anche “educativa”: usare l’obbligo per spingere le imprese a dotarsi di processi, dati e governance ESG più solidi.

3. ESRS VSME: la risposta alla pressione “indiretta”

Molte PMI non sono direttamente toccate dalla CSRD, ma subiscono una pressione indiretta: questionari ESG di clienti multinazionali, richieste delle banche, filiere che chiedono dati standardizzati. Per questo EFRAG ha sviluppato il Voluntary Sustainability Reporting Standard for Non-Listed SMEs (ESRS VSME), che l’IRS 20 indica come strumento chiave per i prossimi anni.

Il VSME è volontario, proporzionato alle dimensioni delle PMI e non richiede la doppia materialità. Si concentra su pochi blocchi essenziali: energia, emissioni di gas serra Scope 1 e 2, uso delle risorse, inquinamento e dati sulla forza lavoro (contratti, genere, infortuni), comprese le emissioni lorde in tonnellate di CO₂ equivalente. In pratica, offre alle PMI un “linguaggio comune” per parlare di sostenibilità con chi concede credito o assegna commesse.

4. Omnibus I: meno obblighi, più selezione

Il cuore dell’IRS 20 è il Pacchetto Omnibus I, pensato per ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività europea. Le novità sono pesanti: l’obbligo CSRD scatta solo oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato, mentre per la CSDDD la due diligence lungo la filiera riguarda solo società oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato.

In più: viene introdotto il divieto di trasferire oneri eccessivi alle PMI sotto i 1.000 dipendenti, EFRAG è incaricata di semplificare gli ESRS, vengono eliminati i piani di transizione climatica obbligatori e si blocca il passaggio dalla limited alla reasonable assurance per i revisori. Il CNDCEC avverte che tutto questo rischia di tradursi in un arretramento rispetto alla filosofia originaria della CSRD, rafforzando l’idea della sostenibilità come “costo da tagliare”.

5. Rinvio dei termini e “cantiere aperto” in Italia

Per evitare investimenti a vuoto durante la riforma, UE ha rinviato l’applicazione degli obblighi: le grandi imprese non ancora soggette passano dal 2025 al 2027, le PMI quotate dal 2026 al 2028, mentre la CSDDD viene spostata al 2029 dopo recepimento nel 2028.

In Italia, il D.Lgs. 125/2024 ha già recepito la CSRD e ora dovrà essere armonizzato con le novità introdotte dall’Omnibus. Per imprese e consulenti è una fase di “cantiere aperto”, in cui le regole cambiano mentre si stanno ancora metabolizzando le precedenti.

6. Competitività vs obbligo amministrativo

La parte critica dell’IRS 20 prende posizione contro una visione solo “pro-business” della deregolamentazione. Da un lato, la riduzione dei costi amministrativi è reale; dall’altro, si rischia di tradire l’idea che l’obbligo di reporting potesse essere un volano per migliorare processi, dati e capacità decisionale anche nelle PMI.

Il CNDCEC richiama rischi concreti: minor tutela dei diritti umani nelle filiere, più compromessi ambientali e perdita di una leva utile per le decisioni strategiche, soprattutto per chi opera in filiere globali o mercati regolati. Se la pressione normativa arretra, molte imprese potrebbero leggere il segnale come invito a tornare al “minimo indispensabile”.

7. VSME come base minima, non come traguardo

Per il CNDCEC, il VSME è il nuovo riferimento per le PMI che vogliono restare appetibili per banche e mercati internazionali. La semplificazione non va interpretata come via libera a fare meno, ma come possibilità di partire da un set minimo di informazioni solido e credibile.

Usare la rendicontazione come asset strategico significa: avere una “cassetta degli attrezzi” aggiornata, trasformare i dati ESG in leve di pianificazione e gestione del rischio e accettare un certo livello di complessità come prezzo di ingresso a campionati competitivi più esigenti. L’imprenditore che coglie questo passaggio non vede la sostenibilità come costo, ma come misura a supporto delle scelte.

8. Il ruolo delle competenze

In questo scenario, l’IRS 20 mette in evidenza il ruolo di chi possiede competenze specifiche in sostenibilità e reporting – che si tratti di commercialisti, consulenti, CFO evoluti o professionisti esterni. Non basta più “tradurre” le norme: serve aiutare l’impresa a costruire una cultura della sostenibilità che parli di strategia, rischio e competitività.

La compliance strategica evocata dall’IRS 20 richiede che queste figure aiutino a leggere insieme obblighi, opportunità e rischi, accompagnino l’adozione del VSME in un’ottica di posizionamento competitivo e guidino le PMI in un percorso graduale verso sistemi di rendicontazione più completi. La vera sfida non è uscire dal perimetro degli obblighi, ma usare questa fase di semplificazione per spostare la sostenibilità dall’angolo della burocrazia al centro della strategia.

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