Con il nuovo Work Programme dedicato alla rendicontazione di sostenibilità, EFRAG traccia la roadmap del reporting ESG europeo per il 2026. L’attenzione si sposta dalla definizione delle regole alla loro applicazione concreta: standard N-ESRS per le imprese extra-UE, rafforzamento del supporto alle PMI, sviluppo dei meccanismi di implementazione degli ESRS rivisti, digitalizzazione del reporting e interoperabilità con i framework internazionali. Cinque priorità che disegnano un anno strategico, fortemente condizionato dai prossimi atti delegati della Commissione europea.
Dal “fare le regole” al “farle funzionare”
Nel 2026 EFRAG cambia passo. Il calendario regolatorio resta intenso – con molte attività concentrate nella seconda metà dell’anno, in attesa dei nuovi atti delegati ESRS – ma l’asse del lavoro si sposta sull’implementazione. Già nei primi mesi dell’anno l’organismo sta consultando imprese, investitori e stakeholder per capire quali strumenti servano davvero: guide operative, chiarimenti interpretativi, sistemi strutturati di Q&A. Tra fine giugno e metà luglio è prevista una consultazione pubblica per definire i temi prioritari del futuro supporto all’implementazione. Una scelta di metodo: prima ascoltare il mercato, poi produrre.
N-ESRS: il reporting europeo varca i confini dell’Unione
Tra le attività più rilevanti del 2026 c’è lo sviluppo dei N-ESRS, gli standard dedicati ai gruppi non europei che generano ricavi significativi nell’UE in base all’art. 40 bis della CSRD. L’obiettivo è uno standard coerente con gli ESRS già applicati dalle imprese europee, ma calibrato sulle specificità delle multinazionali con sede fuori dall’Unione. Consultazione pubblica prevista tra luglio e ottobre 2026, parere tecnico alla Commissione entro l’inizio del 2027. Un passaggio che, di fatto, estende l’influenza del sistema europeo di reporting ESG ben oltre i confini comunitari.
PMI e Voluntary Standard: l’ecosistema cresce
Il secondo asse strategico è il consolidamento del reporting volontario per le PMI. Il riferimento resta il VSME, ma il quadro si arricchirà con un nuovo standard volontario europeo formalizzato via atto delegato, previsto dalla Omnibus I e destinato alle imprese fuori dal perimetro CSRD aggiornato, comprese quelle fino a 1.000 dipendenti. Adozione attesa entro giugno 2026. Parallelamente proseguirà l’attività dello SME Development Ecosystem – forum, mappatura delle piattaforme digitali, sviluppo di guide operative – e partirà una seconda indagine per misurare l’effettiva adozione del modello VSME e del relativo formato digitale.
Interoperabilità: meno frammentazione, più convergenza
EFRAG continuerà a lavorare con ISSB, GRI e Greenhouse Gas Protocol per allineare ESRS e standard globali. Per le multinazionali la posta in gioco è concreta: ridurre duplicazioni informative e costi di compliance. Il messaggio è chiaro: il futuro del reporting ESG sarà interoperabile, o non sarà.
Digitalizzazione: la rendicontazione diventa machine-readable
Sul fronte tecnologico, prosegue l’aggiornamento della tassonomia XBRL ESRS e la sua integrazione nel Formato elettronico unico europeo (ESEF), insieme al potenziamento dell’ESRS Knowledge Hub. Dati strutturati e leggibili dalle macchine non sono più un dettaglio tecnico: sono il prerequisito per analisi più rapide, confronti accurati e piena integrazione tra dati finanziari e dati ESG nel circuito della finanza sostenibile.
Più supporto alle imprese nell’applicazione concreta
L’ultima priorità è la più operativa: video esplicativi, linee guida, materiali formativi strutturati per accompagnare le imprese nella raccolta e validazione delle informazioni ESG. Una volta usciti dalla fase normativa, conta solo la qualità e la coerenza del reporting prodotto.
Il messaggio strategico
Il Work Programme 2026 racconta una transizione precisa: dalla scrittura delle regole alla loro applicazione utile. Per le imprese – e per le PMI in particolare – il 2026 sarà l’anno in cui la rendicontazione di sostenibilità si misurerà sul terreno della pratica, della digitalizzazione e dell’interoperabilità.
Studio COMPETE accompagna le organizzazioni in questo passaggio, trasformando i nuovi standard in processi gestibili e in vantaggio competitivo.
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