La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato il documento “Tassonomia Sociale (o Social Taxonomy) applicata: Principi Guida”, un lavoro della Commissione di studio “Lavoro e Tassonomia Sociale ESG” presieduta da Monica Peta, nell’area “Economia e fiscalità del lavoro” delegata ai Consiglieri Marina Andreatta e Aldo Campo. Questo contributo definisce principi guida per la misurazione degli impatti, rischi e opportunità sociali (MIROS) delle attività economiche, completando il quadro della Tassonomia Ambientale e fornendo un linguaggio comune per investimenti e rendicontazione sociale.
Dalla Tassonomia Ambientale alla dimensione sociale
Il documento nasce dalla necessità di estendere la Tassonomia UE (Reg. 2020/852) agli obiettivi sociali, ispirandosi al Parere del CESE (2022/C 486/03) e al Final Report on Social Taxonomy della Platform on Sustainable Finance.
Mentre la Tassonomia Ambientale classifica attività ecosostenibili con criteri tecnici e soglie misurabili (mitigazione climatica, economia circolare, ecc.), la Tassonomia Sociale si basa su principi normativo-valoriali (diritti umani ONU, Convenzioni ILO, Principi Guida ONU su imprese e diritti umani), focalizzandosi su lavoro dignitoso, standard di vita adeguati e comunità inclusive.
Per le PMI, questo significa superare il “social washing” con metriche trasparenti che facilitino accesso a finanziamenti sostenibili, riducano rischi reputazionali e operativi, e allineino strategie a una transizione giusta (Green Deal UE).
Rischi sociali, opportunità e criteri di classificazione
Il CNDCEC definisce il rischio sociale come la probabilità di impatti negativi (su attivi, finanze, reputazione) da questioni sociali e diritti umani, distinguendo rischio “in senso stretto” (violazioni dirette: lavoro forzato, discriminazioni) da “di transizione” (cambi normativi, aspettative stakeholder).
Gli stakeholder chiave sono lavoratori (propri e catena valore), utilizzatori finali/consumatori e comunità/società, con impatti misurati via doppia materialità (inside-out: impatti generati; outside-in: effetti finanziari).
I criteri tecnici per attività socialmente ammissibili includono:
• Contributo sostanziale a obiettivi sociali (lavoro dignitoso, benessere utilizzatori, comunità inclusive).
• DNSH (Do No Significant Harm) sociale (non danneggiare altri obiettivi sociali/ambientali).
• Minimum safeguards (due diligence su diritti umani ILO/ONU/OCSE).
• Benefici intrinseci (occupazione, reddito) + aggiuntivi (welfare, formazione).
Obiettivi e sub-obiettivi della Tassonomia Sociale
Il documento struttura tre obiettivi principali con sub-obiettivi operativi, allineati a OSS Agenda 2030 e ESRS sociali (S1-S4):
• Lavoro dignitoso: occupazione sostenibile, protezione sociale, dialogo sociale (libertà sindacale, contrattazione collettiva), diritti fondamentali (no lavoro forzato/minorile).
• Standard di vita adeguati e benessere: accesso a beni/servizi essenziali, sicurezza prodotti, privacy, inclusione (tariffe agevolate per vulnerabili).
• Comunità e società inclusive: impatti locali positivi, supply chain responsabile, welfare aziendale/contrattuale.
Questi si traducono in politiche concrete, con enfasi su transizione giusta (riqualificazione per green/digital) e welfare come leva di produttività.
Indicatori, KPI e misurazione dell’allineamento
La Parte III propone indicatori e KPI per misurare l’allineamento, integrando input/processi/output/outcome:

Implicazioni per PMI e professionisti
Per le PMI, non obbligate a CSRD ma esposte a filiere e banche, la Tassonomia Sociale offre un framework per: attrarre capitali SRI, mitigare rischi (reputazionali, operativi), valorizzare welfare (formazione, inclusione) e competere su mercati sensibili a ESG sociali.
Il documento evidenzia rischi come social washing e opportunità come accesso a green bond sociali o fondi UE per transizione giusta.
Per commercialisti e consulenti, è un riferimento per guidare imprese su due diligence, reportistica e strategie MIROS, integrando welfare fiscale con accountability ESG.

